20/10/2014 20.14 in Colture Vino da Giorgio Ghetti
Estremo”, è un po’ che gira questa parola attorno al vino , ma cosa vuol dire? Ovviamente di per se si riferisce al fatto che la zona di produzione è particolarmente impervia o presenta pendenze oltre la norma per quanto riguarda la coltura vitivinicola.

Piante che sopravvivono al freddo, alla quota, alle pendenze, all’aridità ed alluvioni, vivono in fazzoletti di terra dove solo l’uomo, con rischi oggettivi e coraggio, le aiuta a dare i loro frutti.

In passato chi ha sfruttato questi terreni era mosso solo dalla paura che qualcuno gli portasse via le uve o dal fatto che quel territorio non gli offriva di meglio, ma oggi cosa spinge questi produttori a rischiare l’osso del collo?

Onestamente non posso dire che i vini estremi siano meglio di altri, provocherei una valanga di improperi e discussioni inutili, ma quello che è straordinario sono le storie che hanno da raccontare, sono vini che a loro modo oltre a darci il gusto di bere un buon vino ci insegnano qualcosa; luoghi, tradizioni, persone. Ve ne racconto Alcuni…

 

Costa D’Amalfi, uno dei posti che il modo ci invidia per i suoi panorami scoscesi appoggiati nel mare smeraldo solcato da yatch da milioni, lontano dalle convenzionali “colline da vino”.

Qui Marisa Cuomo strappa alle rocce dolomitico-calcaree il nutrimento per le sue viti sistemate in terrazzamenti (detti macerine) che hanno più di 80 anni come le viti che sorreggono.

In queste pendenze da alpinisti, vitigni autoctoni come Fenile (bacca bianca dalla buccia sottilissima) Ginestra (bianco dal germoglio esuberante e con intenso profumo di ginestra) e Ripolo (grappolo di pochi acini neri) , dimenticati nella notte dei tempi e di cui anche i libri di enologia ingialliti non portano memoria, danno origine ad un vino straordinario come il Fior D’Uva dove troverete profumi di frutta gialla e accese note minerali.

Con i nomi unici dei vitigni di questa azienda come pedirosso, pepella, sciascinoso, tintore e tronto, potrete lanciare ardue sfide anche agli enofili più esperti!

Non vi posso raccontare i profumi che ci sono in queste vigne , mi darebbero lo “Strega” se ci riuscissi… Se passate da quelle parti chiedete di Furore , il paese che non c’è , disperso, come le sue vigne, in mille coriandoli sui fiordi amalfitani, se lo trovate sarà lui a descrivervi i suoi profumi.

 

Etna. Qui è già estremo il fatto di vivere una vita normale sotto un gigante alto più di 3300 metri pronto a sputare lava e cenere… eppure vuoi per la fertilità del terreno vuoi per la possibilità di rifugiarsi dalle mille scorribande del passato, qui l’agricoltura si praticava fin dal Neolitico.

Nel tempo le enormi estensioni di vigneti di cui si ha notizie fin dal V secolo a.C. sono state decimate da eruzioni, filossera, smottamenti; eppure oggi la qualità di quel poco che è rimasto si sta rivalutando grazie a persone legate alla propria terra, così difficile e capricciosa ma indiscutibilmente unica.

I vitigni principe da queste parti sono il bianco Carricante ed il rosso Nerello Mascalese, impavidi riescono a fruttificare nonostante inverni rigidissimi, grandi escursioni termiche, altitudini proibitive (arriviamo fino a 1300 metri). Altre varietà come Nerello Cappuccio , GrecanicoMinnella, Alicante fanno parte del panorama vitivinicolo di quest’area dal cuore caldo, sia della terra che della gente che la coltiva.

Da qualche anno anche la rinomata Planeta ha deciso di impegnarsi nel rilancio di questa zona, acquisendo 16 ettari e avviando la produzione di vini da uve autoctoni locali, ne sono un esempio il Carricante Eruzione 1614 ed il Nerello Mascalese Eruzione 1614, che devono il loro nome all’evento eruttivo più lungo della storia di questo vulcano, che la gente di qui ama e rispetta nonostante i suoi brontolii.

 

Carso. Sembrano viti bonsai quelle di Vitovska e Terrano (autoctoni per eccellenza) che se ci si impegna si possono scovare nei “giardini” di questi produttori. Si, non aspettatevi sconfinate distese sui crinali , qui gli appezzamenti sono spesso dentro confinati muri di sasso, protetti dai forti venti che nei secoli hanno scolpito questa terra brulla ed aspra. La terra è rossa, ricca di ferro ed appoggiata su rocce gessoso calcaree che sono erose da canali sotterranei profondissimi.

Nonostante la posizione protetta, queste aree sono sempre state teatro di battaglie e dispute tra oriente ed occidente, eppure chi vive qui ha una sua precisa identità, che è però un meraviglioso ibrido di culture. Uno di questi è Sandi Skerk, ingegnere convertito alla viticoltura, che ha con tenacia affrontato questa terra scoscesa e difficile per far crescere le viti ereditate dal padre.

Viti alte poco più del ginocchio dove la vendemmia si fa con la schiena curva e gli occhi arrossati dai venti taglienti di questi crinali, piccoli grappoli da raccogliere su viti ad alberello spesso coltivate a parete o su dislivelli decisi.

Nel profumo e nel gusto dei vini carsici ritroviamo queste sensazioni anche se non ci si è mai stati, mineralità asciutta e sapida e profumi accesi e territoriali descrivono la fatica e il legame con il territorio di queste persone schive ma dal cuore caldo e cordiale.

 

Se queste storie vi appasionano non dimenticate di notare il simbolo a fianco dei prodotti che trovate su Convitis, quel simbolo identifica questi prodotti unici e particolari che sono frutto di un agricoltura eroica e tenace che ha storie incredibili da

raccontare molto lontane dalle mode e dalle regole del marketing…