22/09/2014 14.37 in Vino da Chiara Alasia
La tensione è palpabile, l’aria è frizzante e l’elettricità corre su ogni folata di vento. Qualche trattore sfreccia per le strade, sgranchendosi le ruote e rallentando il consueto flusso del traffico.

I discorsi in piazza, al mercato, si fanno animati, sua maestà il Tempo è un indiscusso protagonista così come la muffa, la maturazione, i bollini, i prezzi e la caccia ai braccianti. Le colline si animano. Le vigne ondeggiano mosse da sapienti mani che, con passione e timore, le scrutano, le spogliano dalle foglie in eccesso, cercano segnali.

Un dialogo muto prende vita. Ogni contadino interroga i suoi frutti per carpirne lo stato d’animo, come un innamorato che scruta negli occhi della sua amata per anticiparne i bisogni e coglierne i moti dell’anima.


La vendemmia è nel suo vivo in Langa, l’annata 2014 dei vini che ci gusteremo ha iniziato il suo viaggio verso i nostri bramosi sensi. Si tratta di un momento topico che parte in tempi diversi a seconda della posizione geografica (i primi grappoli raccolti quest’anno sono stati ad agosto in Sicilia e gli ultimi saranno i Nebbioli a novembre), della tipologia del vitigno, dell’andamento climatico, del terroir, dell’esposizione al sole e delle intenzioni dei vinificatori.


E' uno spettacolo vedere le colline che prendono vita. Si tratta di un vero e proprio rito, un momento sacro. Le fatiche di un’annata danno il loro frutto, è come un parto.

Si parte al mattino, prestissimo, con look casual-homeless (nella mia lunga esperienza di bracciante agricola vendemmiale ho sfoggiato outfit che negherò fino alla fine dei miei giorni di aver indossato).

Ci si incontra con la propria crew (si creano sempre bei gruppetti che possono raggiungere anche le dimensioni di una gita scolastica spalancando le porte ad eventuali intrallazzi), ci si apparecchia con cappellini, guanti, radioline, marsupi (ebbene si questo oggetto è incredibilmente ritenuto cool in questo contesto), generi di conforto di ogni foggia e ci si dirige nei filari prescelti dai boss.

Se si è fortunati si può scegliere il proprio partner, opportunità preziosa per alleviare le fatiche della mattanza dei grappoli. Si aprono le danze ed inizia il dialogo con le viti che, spesso e volentieri, si ribellano alla separazione opponendosi con fogliame copioso, attorcigliamenti da contorsionisti dei tralci e artiglieria contraerea di insetti.


L’uva viene selezionata, recisa e riposta nelle ceste, talvolta accompagnata da scaglie di dita. Si discute, si canta, si ride e ci si ritrova con i piedi ben piantati a terra ad assaporare il dialogo con la Natura.


Poi arrivano il pranzo e la cena, balsamo per il corpo e per l’appetito. La vendemmia è sinonimo di buon cibo e le donne di casa foraggiano le braccia con manicaretti hard core, ovviamente innaffiati da buon vinello.

Alla sera si è divelti, le articolazioni dolgono in punti di cui non si ha mai avuto sentore ma lo spirito è quasi sempre rilassato e divertito. 
Certamente si tratta di un duro lavoro ma ha un bell’abito di festa ed è un’esperienza da provare.

Chi ama il vino dovrebbe regalarsi questo viaggio per toccare con mano come l’epopea del gusto abbia inizio.
 Provate, sono molte le strutture che offrono questa possibilità.

Nel migliore dei casi troverete l’Amore. Nel peggiore, assaporerete l’ebbrezza di sentirvi divi nell’abbraccio di un marsupio.