14/10/2014 14.23 in Vino da Chiara Alasia
Il vento tra i capelli, la sensazione di libertà e potenza, l’adrenalina che scorre nelle vene, il rumore degli zoccoli che macinano il terreno lanciandoci verso la libertà. Galoppare su un destriero possente è una sensazione bellissima, da provare una volta nella vita. 

Per evitare però di spalmarsi al suolo come una sottiletta all’equatore è necessario dominare le tecniche di base. Bisogna sapere che occorre apparecchiarsi con outfit adeguato, utilizzare la sella giusta, evitare di balzare sul ruggente purosangue che sguaina, ad occhi iniettati di sangue, una sciabola carnosa sfiatellando vapori dalle narici, e dominare le istruzioni minime di redini e speroni.

L’aver almeno approcciato in precedenza un equino (i mini pony profumosi della vostra infanzia non contano) aiuta, e non poco. Anche per il vino il principio è lo stesso. Per poter scegliere o riconoscere un buon vino, per poi bulleggiarsi da soli o in compagnia, è necessario possedere i segreti dell’abc.

La conoscenza non delude mai ed è pressoché illimitata ma per i pigri, o per i territori accidentati, è sufficiente interpretare i segni di cui le nostre amate bottiglie si agghindano. Interrogando l’etichetta possiamo, infatti, riuscire a cavarcela collocando in macro categorie il vino con cui stiamo intrallazzando.

Superato l’ostacolo del colore, che identifica mondi differenti, partiamo dai dati oggettivi. L’oggettività ha dimora sul lato b, la contro etichetta non mente e contiene tutte le informazioni utili alla classificazione del nettare. Il fronte è più lascivo, abbindola, è maliardo e può farvi abboccare come pesciolini in un lago di pesca facilitata. La facciata può nascondere l’essenza, grazie a frizzi, lazzi e cotillons, è come il look da sabato sera. Qualche testo in rilievo, immagini evocative, blasoni come se piovessero eco di tradizione e nobiltà, carte ruvide, preziose o minimal e creative,  forme sinuose, inusuali e ovviamente un marchio, garanzia di un cofanetto di valori. ‘E un ventaglio di espedienti che possono migliorare ciò che si cela sotto l’abito, cellulite, petto appeso, pancetta rilassata, pelame naif. Non c’è da biasimare il povero fronte etichetta, come noi fa di tutto per presentarsi al meglio. Anche la legge lo comprende e permette che le informazioni fondamentali alberghino obbligatoriamente solo nel tergo.

Sciacquato l’appeal frontale (che solleticherà comunque i nostri sensi facendoci formare la prima impressione sulla bottiglia), quindi, concentriamoci sul retro. Oltre al nome del vino/vitigno su cui non potete barare (o lo conoscete o non potete millantare) la chiave per il primo passo risiede nelle sigle. Assenti, I.G.T., Indicazione Geografica Tipica, D.O.C., Denominazione di Origine Controllata, D.O.C.G., Denominazione di Origine Controllata e Garantita. In ordine crescente identificano la zona di provenienza delle uve e la qualità delle stesse. Se non trovate nulla, ma semplicemente VINO o VINO e la varietà del vitigno, non significa che state per gustarvi munnizza, semplicemente si tratta di un assemblaggio di uve provenienti da varie zone, dello stesso tipo o di varie tipologie. Con VINO BIANCO per esempio si identifica assemblaggio uve bianche o vinificate in bianco di varia natura e provenienza, il risultato quindi difficilmente avrà grandi caratteristiche distintive di unicità, essendo il frutto di un mix a gusto dei produttori. Se invece compare anche il nome del vitigno avete la garanzia che si tratti di un assemblaggio di uve di quella tipologia, provenienti da varie zone o da zone non elette per la coltivazione di quella varietà. Un VINO CABERNET sicuramente vi regalerà in maniera più o meno marcata le note tipiche del peperone verde senza però, probabilmente, farvi innamorare. Salendo in classifica ci imbattiamo negli I.G.T, vini di qualità superiore ottenuti da aree di produzione ben definite anche se ampie, arrivando a toccare intere regioni. Un vino Puglia I.G.T, per esempio, ci garantisce che le sue uve provengono esclusivamente da quella regione che, tendenzialmente, è votata alla sua coltivazione, regalando sensazioni gustative di livello superiore allo stesso vitigno coltivato altrove. In questa categoria alloggiano una vastissima quantità di etichette che sarà un piacere scoprire. Dominando un po’ di conoscenza sulle regioni sarete poi in grado di identificare più nello specifico cosa state per gustare.

Veniamo poi alle D.O.C., garanzia che le uve provengono da zone piccole o medie, come da indicazioni dei disciplinari. Questi vini devono rispondere a determinati criteri, sono quindi più controllati e sicuramente possiedono più caratteristiche di tipicità. Se trovate altre indicazioni accanto alla D.O.C., metterete nella vostra indagine altri preziosi elementi: "classico", se il  vino è prodotto nella zona di più antica tradizione, "riserva", se il vino è invecchiato per più tempo di quanto sia previsto, "superiore", se il vino se lo sente incandescente, provenendo da un’annata stellare che gli ha regalato una maggiore gradazione.

Infine approdiamo alla D.O.C.G, la palma res della qualità (ribadita addirittura da una fascetta sul collo della bottiglia, un vero e proprio contrassegno di Stato), ottenuta grazie ad una disciplina viticola ed enologica restrittiva (la resa è limitata e regolamentata) e attribuita ai vini già riconosciuti D.O.C. da almeno cinque anni, che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche. 
Un vino con questa sigla tendenzialmente è più costoso ma eleva le possibilità di successo della vostra scelta.  In questa categoria potrete trovare i grandi vini, quelli famosi, pregiati, da urlo.

Varcato il traguardo delle sigle, potete pascolare nell’annata, che vi segnalerà la giovinezza del vino, che sarà da apprezzare per un bianco, un rosè o un rubino dalla facile beva ma da evitare se siete alla ricerca di un rosso con carattere. Se è il food il vostro animale guida potete appellarvi ai suggerimenti di consumo, anche se spesso e volentieri sono appositamente generici per accogliere ogni vostro menù.

Una volta eruditi sul retro potete rituffarvi sul fronte e lasciare che siano le emozioni a guidarvi nella ormai consapevole scelta. Al cuor non si comanda, ma di certo avrete meno possibilità di essere ingannati. Buona scelta!

Convitis ha ben colto il ruolo portante del lato B e, tra i pochi, vi permette la visualizzazione di tutti i suoi vini a 360 gradi, svelando senza pudore tutte le retro!